"LE PAROLE FANNO PIÙ MALE DELLE BOTTE": LA STORIA DI CAROLINA PICCHIO

"Le parole fanno più male delle botte" è l'ultima frase scritta da Carolina Picchio nella sua lettera d'addio ai genitori, prima del drammatico suicidio.
Carolina ha 14 anni e vive a Novara. Viene invitata ad una festa e, poco dopo, si sente male per via dell'alcol.
Una volta incosciente, viene portata in bagno da un gruppo di cinque ragazzi che simulano dei rapporti sessuali con lei. Ma non solo: l'episodio di violenza viene ripreso e diffuso online.
Il mattino seguente, Carolina non ha ricordi della serata ma non serve perché, riacceso il cellulare, scopre la realtà: numerosi video in cui lei è protagonista di atti umilianti e osceni sono diventati virali.
E inizia così l'inferno della giovane quattordicenne.
Il profilo Facebook di Carolina è bersagliato di insulti, molti dei quali provengono da persone che nemmeno conosce. I commenti sono tra i più pesanti, la attaccano, deridono e diffamano su tutti i fronti.
Una sera il papà la accompagna tranquillamente a letto. Ma Carolina non riesce ad addormentarsi, si fa un selfie e lo pubblica su Instagram per lasciare un suo ultimo ricordo sulla rete. Poi scrive poche righe su un biglietto, chiedendosi il perché di quei gesti, di quella cattiveria, di quella insensibilità.
Nel cuore della notte, il papà di Carolina viene svegliato dai carabinieri, si precipita nella sua stanza, ma lei non c'è. Si accorge poi di una finestra aperta: Carolina si è suicidata.

Il video linkato di seguito, "Mai più un banco vuoto", prende ispirazione dalla storia di Carolina Picchio e mostra una realtà alternativa ma ormai non più possibile. In classe viene introdotta una nuova compagna che ha il compito di presentarsi. È Stefania la protagonista, ma è stata Carolina e potrà essere Giulia. È di Varese, ma era di Novara e potrà essere di Pavia. È una ragazza vittima di cyberbullismo che non c'è più, ma avrebbe potuto essere la loro compagna, e loro "non potranno mai capire quello che si sono persi". 

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